I luoghi della scrittura

Categories

PARADISO E NAUFRAGIO Saggio sull’uomo senza qualità di Musil (Massimo Cacciari, Einaudi, 2022)

I luoghi della scritturaI luoghi della scrittura

In “Paradiso e naufragio”, recentemente dato alle stampe per Einaudi, Massimo Cacciari manifesta la sua spiccata predilezione per “L’uomo senza qualità”, il romanzo a cui lo scrittore austriaco Robert Musil lavora per tutta la sua vita ma che rimane incompiuto.
L’opera narrativa è suddivisa in tre parti: i primi due volumi vengono stampati a Berlino, rispettivamente nel 1930 e nel 1933, mentre il terzo viene pubblicato postumo nel 1943.
Il protagonista principale del racconto, il matematico Ulrich, è segretario della cosiddetta “Azione Parallela”, un gruppo impegnato a studiare i più adeguati preparativi per la celebrazione dei 70 anni dall’ascesa al trono dell’imperatore Francesco Giuseppe, che avrebbe dovuto aver luogo nel 1918. Nello stesso anno, tuttavia, si sarebbe celebrato anche il trentennale del regno dell’imperatore tedesco Guglielmo II: questa coincidenza – da qui la definizione “parallela” – spingeva i patrioti austriaci a entrare in azione per dimostrare la supremazia politica, culturale e storica della loro nazione.
L’azione parallela fallisce per l’irrompere della prima guerra mondiale ma, ancor di più, per l’implosione del progetto.
A questo punto della sua parabola esistenziale, Ulrich partecipa al funerale del padre e si ricongiunge con la sorella Agathe.
I due fratelli ritrovano un’intesa profonda, nonostante i molti anni di separazione, e sperimentano un rapporto spirituale intenso, tanto che si vedono come “anime gemelle” o “fratelli siamesi”; così inizia un movimento di ritiro di Ulrich, che, con l’ausilio della sorella, cerca sé stesso, un ritorno in sé che Musil definisce mistico.
Dall’opera “L’uomo senza qualità” emergono le cause della caduta dell’Impero asburgico ma anche dell’Europa, una crisi che si manifesterà ancor prima dello scoppio del primo conflitto mondiale e che approderà alla tragedia della seconda guerra mondiale.
Musil ci indica alcune tendenze fondamentali che all’epoca si agitavano in Europa, emblematiche dello stato in cui versava la stessa.
Da un lato, il fanatismo di coloro che erano ossessionati dall’idea che il mondo andasse liberato, redento, che, quindi, odiavano l’esistente e osservavano tutto nell’ottica del dover essere, non riconoscendo la realtà effettuale, così mancando di realismo.
Dall’altro lato, i conservatori-reazionari che ritenevano che si potesse raggiungere la salvezza nel conservare, nel custodire, nel riformare, nell’aggiustare.
Per Musil non vi era possibilità di comporre le varie antinomie che agitavano la sua epoca, verso la quale non provava nostalgia; se vi era una soluzione, essa si poteva scorgere solamente al di fuori di quel mondo e dei suoi linguaggi.
L’uomo senza qualità (l’uomo che non ha proprietà, il vero titolo in tedesco), cioè lo scienziato-matematico Ulrich, è l’uomo che sa di non possedere più la capacità di afferrare la cosa nella sua sostanza, né l’io nella sua sostanza, e che si convince che non ci sono sostanze separate ma c’è solamente la relazione di diverse parti tese a formare la totalità.
Egli è consapevole che non si potrà mai avere la visione del tutto, ma una prospettiva del tutto, e si pone il problema di come integrare le varie visioni, in una relazione che non sarà mai compiuta e perfetta, ma che sarà sempre un gioco metafisico-analogico che permette di comparare le diverse prospettive, così formando una scienza comparatistica (da qui il parallelo con Max Weber, in quanto la sociologia è scienza delle comparazioni).

Ulrich non intende comprendere il tutto, ma riuscire a rappresentare le leggi del caso (qui emerge la vicinanza con il pensiero di Ludwig Wittgenstein) e, muovendosi secondo tale epistemologia, in ogni caso non vede il caso dato ma il caso come germe del possibile.
Il portato conseguente di tale atteggiamento è la necessità, bandita ogni considerazione deterministica e meccanicistica, di trovare una scienza del caso di stampo probabilistico-statistico.
In questo vero e proprio “romanzo-mondo”, quindi, non c’è nulla d’impressionistico, di vago (e questo lo sottrae a correnti di pensiero di derivazione nietzschiana) e la forza rivoluzionaria che sprigiona è in grado di definire tutta la crisi in cui versa l’universo filosofico contemporaneo.
Massimo Cacciari con questa sua ultima opera ancora una volta (l’aveva fatto già nel 1976 con “Krisis”, pubblicato da Feltrinelli) affronta il problema della modernità, cioè quello del fondamento.
La modernità, infatti, nasce da una grande disgregazione che si traduce nel dono della libertà assoluta che fonda sé stessa e la libertà moderna si risolve in volontà di potenza, in un conflitto generale che non consente più di trovare quell’equilibrio delle forze che viene definito forma.
La questione della forma rinvia all’idea di qualcosa che contiene e frena le forze, le quali, se liberate a sé stesse, produrrebbero il caos.

Massimo Cacciari, attraverso Musil (già oggetto di una sua indagine in “Dallo Steinhof. Prospettive viennesi del primo Novecento.”, comparso nel 1980 per Adelphi, e sul quale aveva prodotto uno studio apparso nel 2003 sul quinto volume dell’opera collettanea curata da Franco Moretti, “Il romanzo”, edita da Einaudi), ci fa capire che il caos non è nato ieri, lo hanno già vissuto i nostri avi e noi lo abbiamo da loro ereditato. Esso sussiste come connotato anche della nostra epoca, per cui, agganciandoci alla contemporaneità, ciò sancisce l’inutilità del dibattito sulla rinascita dell’Europa o di “finis Europae” in quanto già con Musil tutto era stato compiutamente rivelato a proposito.

SILVIO VENIERI