Il Piceno e le Marche

Le Marche, che sino al nono secolo si chiamarono Piceno, nacquero di primavera. I freschi venti rotolavano le nevi sugli altipiani di Colfiorito quando i piceni giunsero, dietro il volo del picchio. S’affacciarono dagli Appennini e, facendo visiera con la mano, guardarono il mare acceso dal primo sole. Le rive senza scogliera erano tutte un brivido. Elevarono un canto a due, camminando lungo i fiumi, accompagnati dalla voce delle acque che si scioglievano dai geli, dal mormorìo delle querce. Si sparsero pei colli, abbastanza lontani fra loro per non togliersi la solitudine, sufficientemente vicini per soccorrersi. Al fremito delle erbe i prati si stellarono di anemoni e di ciclamini.

Prima d’incidere la terra col sasso appuntito, i piceni intrecciarono ghirlande per le giovani fronti, mentre al loro fianco pascevano gli agnelli. All’ombra della vite e dell’olivo accolsero pacificamente i popoli che premevano intorno; si adoprarono a porre argini al limite dei loro campi, e non avrebbero conosciuto armi, se non avessero dovuto difendersi. Le indossarono seguendo gli armenti, intanto che le donne scremavano il latte.




Hanno arato, modellato, inciso, cesellato con lo stesso impegno dei e corazza, monili e masserizie, fondendo l’armonia greca con la sintesi etrusca in uno slancio istintivo che getta luce ancora. Roma, dopo di aver combattuto nel Piceno le battaglie del Sentino e del Metauro, tutte e due decisive per le sorti del mondo, lasciò in Ancona l’Arco di Traiano che guarda ancora, con la pupilla intatta, le vicende dell’Adriatico e tutto il Piceno nel silenzio. Perchè il Piceno sia rimasto vinto, quasi estraneo al mondo, ce lo dice la sua terra che non ha addentellati. Coronato dagli Appennini, stende al sole i suoi colli e si accosta dolcemente al mare per ricevere la carezza delle onde. Le spiagge non sono frastagliate, perciò è facile predarle e, per difenderle dai pirati, dovettero punteggiarle di torri. E nel contemplare il mare da quelle torri sentirono il bisogno di renderlo vario facendovi scorrere paranze dai colori gai, sicchè possiamo dire che lo hanno dipinto.

(Tullio Cosalvatico 1961)





L’orgoglio di appartenere a un territorio meraviglioso



Poste al centro dell’Italia, le Marche hanno la missione, come l’ago della bilancia, di dare il senso dell’equilibrio.

Una regione con un’innata virtù del saper vivere che si riflette anche attraverso una delle più elevate statistiche di longevità. Segno di benessere dell’ambiente, di qualità del cibo, di fermento culturale.

Un territorio che ha tutto il desiderabile: non ci si stanca mai di viverlo perché non si finisce mai di scoprirlo!

Dalle montagne degli Appennini, ancora selvagge e rese magiche da storie di fate e Sibille, alle dolci colline pettinate dal lavoro dell’uomo. Quadri, tavolozze di terra sfumata che si vivacizzano nella tarda primavera all’esplosione delle fioriture, tra il papavero, la lenticchia, la campanula, la vedovella, la ginestra e mille altri colori che entusiasmano lo sguardo incredulo.

Eppure il miracolo si ripete ogni anno!




E tra il salire e lo scendere, tra vigne ed oliveti a non finire, centinaia di piccoli paesi s’incontrano, chiusi nel pugno di vecchie mura o sparsi sul dorso delle gioiose colline.

Paesi uno più bello e affascinante dell’altro, ricchi di storia, spesso d’impianto medioevale, a volte segreti e quasi inafferrabili, da conquistare con il gusto della scoperta.

Infine la costa, dolce, lineare, dalla spiaggia sempre godibile, dal mare accattivante con il suo azzurro intenso e uniforme.

Un piacere per gli occhi, un benessere per il corpo, uno stimolo per il pensiero.

Forse per questo le Marche sono patria di così grandi geni, alcuni talmente grandi da divenire punti fermi della storia, quattro punti cardinali con cui si orienta la bellezza: Bramante, Raffaello, Leopardi e Rossini, quattro colonne di fuoco che arrivano al cielo e illuminano la strada ad un’infinità di stelle: De Carolis, Licini, Mercantini, Sacconi, Spontini, Volponi, Montessori, Gigli, Fazzini, Pomodoro, Pazienza, ...Allevi....

Una Regione, le Marche, da raccontare al plurale e da godere... all’infinito!




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